Un tram che si chiama desiderio.
Secondo me c'è da crederci. Ai miti intendo. Alle leggende. Secondo me c'è da aver fiducia e crederci perchè stupiscono a volte, che uno pensa non esistano e invece eccoli lì. Si narra di una delizia urbanistica poco distante da dove abito. Un Caronte sferragliante che traghetta adolescenti eccitati da monumentali cimiteri a discoteche di pietre rotolanti attraverso la Milano bella. Lo chiamano Dodici.
Pare che codesto mezzo leggendario unisca a fil di piombo casa mia a quella dell'ometto ufficiale. Attezione "Pare", non significa sia effettivamente così... ma io ci credo. Bisogna crederci ai miti, ve lo dico io. Ci credo a tal punto da passare interminabili quantità di tempo alla fermata, fiduciosa eh, con il sorrisone e i piedini impazienti che si appoggiano ai talloni e alzano le punte. Sorrido e dondolo. I bei giovani stranieri mi chiedono come arrivare ai Navigli e io indico con una sicumera che non riconosco, indico giusto eh, no a cazzo. Passa il 73... l'autista mi guarda mentre faccio un passettino indietro, che in codice significa "non salgo, aspetto il Dodici. Passa il 27, passettino indietro. Passano taxi, smart, una limousine lunghissima! Davvero! Poi di nuovo il 27, ma non lo stesso. Passetto, passetto, passetto. Passa il 3 e dico, "oh 3 che ci fai qui" e lui risponde "ho fatto il giro lungo, e tu? "io aspetto il 12" dico, mentre dondolo e sorrido.
Al quarto 27 un pochino smetto di crederci... e le punte dei piedini sono a terra, e non sorrido tanto... solo un po' a chi chiede indicazioni, ma poco. Penso che forse è il posto sbagliato, forse non arriverà, forse non esiste... mi incammino. Passo svelto verso la meta, che comunque sta al Monumentale, che è come dire in Culo ai Lupi.
Ma bisogna crederci ai miti secondo me, c'è da aver fiducia e crederci perchè stupiscono a volte, che uno pensa non esistano e invece eccoli lì, sferraglianti ti passano accanto mentre stai esattamente tra le due fermate, immobile, basita con il labbrino tremulo a guardare quello stramaledettisismo mezzo leggendario che tanto hai atteso e non prenderai mai.
Venghino signori, venghino... Dio Mercato.
Allora, poche storie. Domani sera c'è questa cosa qui. E' figa e mi hanno chiesto di pubblicizzare. Io pubblicizzo. Ok. Sappiate che fa ridere, che c'è il fratellone della Sushia nel cast e che ci sarà la Sushia tra il pubblico!!! (mica cazzi) e pure Ardez, sisi. Un sacco di V.I.B. insomma. Babba Bia...
Più tardi posto, quindi non vi muovete di lì neh... state, state.
La Sushia muore
(aiuto)
La Sushia lavora. (aiuto) Lo so che avete capito, ma lo ribadisco tanto per... Il fatto che la sushia lavori e trascuri voi piccoli esserini telematici però non porta la Sushia alla ricchezza. Ecco perchè la Sushia non possiede un portatile, o meglio lo possiede, ma preferisce definirlo "spostabile" per le sue straordinarie doti di praticità e maneggevolezza.
La Sushia si porta lo Spostabile avanti indietro per lavorare in ufficio e a casa (aiuto), che poi sembra non faccia un cazzo è un altro discorso. Per questo quando sul tram la Sushia si avvale del diritto di chi sale al capolinea, cioè quello di poggiare le chiappe, ha il terrore della vecchietta mignon.
La vecchietta mignon si arrampica sul mezzo. Arpiona con il bastone tutti i pigli possibili e si issa sul primo dei tre abominevoli scalini nel giro di 8-10 minuti. In quell'arco di tempo la Sushia vorrebbe urlare "Mi drogo, rubo e ho l'alito cattivo, nessuna vecchietta dovrebbe avvicinarmi mai. MAI" e invece la vecchietta le si mette accanto, in piedi, la rugosa faccetta sofferente e il pugno che tenta di riavviare il doppio bypass a suon di colpetti sullo sterno. (aiuto) Questo sequenza, nel codice senile, significa "alzati giovine".
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Lo spostabile mi ucciderà e a me non pare giusto. Tutto qui.
(si, si lo so che questo post non l'ho finito, non ho tempo di finirlo... c'è qualcuno che ha da lamentarsi?... ... aiuto.)

Disturbo? Passavo di qui...
Quest'anno niente propositi che tanto a mantenerli non sono capace. Li faccio per tutto l'anno, come quello di non bere ad esempio... mi ci vedo ancora, dopo la sbronza stratosferica di questa estate a dire "Basta, nessun goccio d'alcool toccherà più queste labbra" e la mattina del primo mi sveglio vestita di tutto punto, con la testa in gondola e l'ometto ufficiale accanto a dire che le mutande rosse portano male ed è per questo che sto in questo stato, mica il vino, le mutande sono. Poi gli chiedo com'è che ha fatto a vedermi le mutande e lui dice che c'ha i suoi metodi, ma tanto è l'ometto ufficiale e sulle mie mutande rosse ha diritti acquisiti e bon.
Il primo giorno dell'anno ho avuto la febbra, che uno dice anche "cominciamo bene!" ma si sa che non vuol dire niente e nemmeno mi va di pensare all'anno che deve venire, voglio la sopresa. Voglio che gli avvenimenti di questo nuovo anno mi si presentino alla porta all'improvviso, senza avvertire, con sorriso beffardo e meringata alla mano e mi capiterà di riceverli in mutande o vestita di gran festa, e mi andrà di farli entrare oppure no, che stavo vedendo I Griffin e quindi non mi scocciare. Che poi alla fine, che ci si pensa a fare? Ah, Buon Anno neh.